URBANISTICA

URBANISTICA SPAZIO A MISURA D’UOMO E DI BAMBINO

L’incapacità di programmare un ottica di sviluppo ha portato i nostri attuali amministratori – se cosi si possono chiamare – a limitarsi di amministrare, malamente, semplicemente le cose ordinarie. In un decennio di mal governo la nostra Regione è decaduta come non mai.

Il nostro territorio manca da tempo di una pianificazione adeguata che contempli nuove regole che tengano conto delle situazioni emerse dalla grave e persistente crisi sociale ed economica che attanaglia l’intera Regione.

I centri storici, cuori pulsanti e anime delle nostre città e paesi, luoghi che sintetizzano l’essenza originaria: la storia, l’urbanistica, la cultura di un popolo, sono stati completamente abbandonati al deterioramento e le molte attività di ogni genere in essi presente è stata soppressa dall’avvento della grande distribuzione favorita dalla pianificazione urbanistica insensata.

I grandi quartieri non centrali sono stati considerati semplici aggregati esterni (non a caso definite periferie) per questi luoghi e per i loro cittadini residenti è stato mai realisticamente programmato uno sviluppo sensato.

La cosa pubblica: scuole, ospedali, parchi, è stata lasciata ammalorare e si trova ora in un grave stato di conservazione.

L’obiettivo primario della nuova pianificazione regionale dovrà essere quello di porre un limite al consumo sconsiderato del territorio, non come misura repressiva e di limitazione della crescita ma come incentivo ad uno sviluppo sostenibile che guardi principalmente agli interessi del cittadino. In quest’ottica ci muoveremo affinché venga superato il concetto di edilizia e cementificazione che ha portato alla creazione della bolla immobiliare causa maggiore della depressione economica-sociale del nostro territorio.

L’azione d’intervento si sviluppa attraverso i seguenti punti programmatici:

1. Emanazione di una nuova Direttiva Regionale in cui si obbligano i Comuni a dotarsi Piani Regolatori Generali e/o modificare quelli già adottati entro il prossimo quinquennio.

I nuovi PRGC e in quelli revisionati dovranno essere redatti sulla base della capacità insediativa reale che dovrà tenere conto di tutti gli immobili non utilizzati e/o invenduti che dovranno essere obbligatoriamente censiti.

La nuova legge Urbanistica Regionale dovrà normare affinché si proceda ad una riduzione generale degli indici di edificabilità, e favorire con accordi di programmi incentivanti, la stipula di convenzioni – anche per l’edilizia privata – che prevedano la vendita degli alloggi a prezzi convenzionato stabiliti con una formula simile a quella del calcolo del prezzo di vendita delle aree PEEP, con capitolati base, materiali, classe energetica, e altro; insomma tutto ciò che occorre affinché la nuova edilizia costruita sia di alta qualità. Per le varianti ai PRG si dovranno porre importanti limitazioni, e ove concesse, si dovrà procedere ad appropriata valutazione in termini costi-benefici e fare in modo che i maggiori benefici avuti dal richiedente si traducano in altrettanti benefici per la collettività che vadano a ripagare i costi (in termini di cementificazione e consumo di territorio ricadenti sulla collettività) sostenuti.

In caso di concessione di varianti urbanistiche gli oneri verranno aumentati. I richiedenti dovranno prendersi in carico “adottare” pezzi di città, es. asfaltare una strada, curare la manutenzione delle scuole, comprare i computer per i loro laboratori e altro per un periodo di alcuni anni.

2. Attivazione di norme e strumenti che favoriscono la partecipazione democratica dei cittadini al processo decisionale nei comuni in materia di urbanistica.

3. Introduzione della procedura R.I.E. (Riduzione dell’Impatto Edilizio) negli strumenti urbanistici attuativi, un indice di qualità ambientale che serve per certificare la qualità dell’intervento edilizio rispetto alla permeabilità del suolo e del verde.

Una parte dei processi di degradazione macro e microclimatica del nostro ambiente è causata ed alimentata dalla sigillatura e impermeabilizzazione dei suoli. Le superfici impermeabilizzate e sigillate provocano un riscaldamento della massa d’aria sovrastante e i moti convettivi portano al ricircolo delle polveri. Il calore del sole accumulato e irradiato ha, come diretta conseguenza, un aumento delle temperature nelle nostre città, venendo a mancare il naturale effetto mitigatorio dato dal processo di evapotraspirazione della vegetazione. Il veloce deflusso delle precipitazioni nei corsi d’acqua, essendo stata eliminata o fortemente ridotta la naturale infiltrazione attraverso gli orizzonti del suolo, porta disordine nella regimazione delle acque meteoriche sottratte al naturale ciclo di captazione e restituzione all’ambiente mediante l’infiltrazione, l’evaporazione e l’evapotraspirazione.

Tutti i comuni della regione dovranno inserire l’ ”Indice R.I.E.” nell’ordinamento edilizio comunale.

4. Revisione e aggiornamento del PPAR (Piano Paesistico Ambientale) Completa rivisitazione del Piano Paesistico Ambientale che dovrà accumunare tutti gli strumenti pubblici di gestione e di progetto delle trasformazioni del territorio regionale. Il PPAR delle Marche approvato più di 25 fa nel 1989, è ormai superato e non più al passo con i tempi.

Il nuovo Piano Paesistico dovrà produrre una coscienza condivisa, individuare e descrivere l’identità dei tanti paesaggi Marchigiani e le regole che ne hanno guidato la costruzione nel periodo storico in cui si sono trasformati. Dovrà essere costituito un vero e proprio Atlante del Patrimonio Territoriale, Ambientale e Paesaggistico, e questo Dovrà contenere tutte le identità in modo che si possano generare le condizioni di riproduzione. Il nuovo Piano disegnerà un’idea di futuro sostenibile di medio e lungo periodo nello scenario Paesaggistico del territorio delle Marche.

Dovrà contenere le linee guida, rivolte ai pianificatori e ai progettisti, linee che descrivano i modi corretti per guidare le attività di trasformazione del territorio, l’organizzazione delle attività agricole, la gestione delle risorse naturali, la progettazione sostenibile delle aree produttive, e così via.

Dovrà contenere una serie di immagini, rappresentative dei tratti essenziali degli assetti territoriali desiderabili, tratti strategici di riferimento per avviare processi di consultazione pubblica.

5. Entro cinque anni tutti i comuni della regione dovranno dotarsi di un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) nei propri edifici di interesse pubblico e procedere alla completa eliminazione materiale delle barriere architettoniche.

Il PEBA dovrà essere integrato con il Piano di Accessibilità Urbana (PAU) che studi un progetto degli spazi urbani finalizzato alla realizzazione di percorsi pedonali sicuri e accessibili a tutti.

6. Obbligo per i comuni di dotarsi di un nuovo Regolamento Edilizio Comunale redatto sulla base di uno schema tipo di regolamento edilizio tipo regionale, che vada a sostituire le centinaia i regolamenti edilizi ora in vigore, semplificando e uniformando le procedure edilizie.

7. Integrazione tra norme urbanistiche e necessità di trasporto per una mobilità sostenibile più pubblica e meno privata.

8. Incentivazione di una nuova edilizia nell’ottica della Riqualificazione Ecosostenibile, tutti i comuni dovranno aggiornare e/o dotarsi di un Piano Energetico Comunale (PEAC) secondo direttive e linee basi regionali, al fine di plasmare le nuove tipologie di intervento edilizio e invogliare le imprese locali e i proprietari dei terreni edificabili e costruire secondo i dettami del protocollo ITACA. (Ciò comporterebbe un aumento delle qualifiche degli operatori del settore con nuovi posti di lavoro. Una maggiore qualità abitativa delle nuove edificazioni e delle ristrutturazioni. Da non sottovalutare il fatto che, in taluni casi, con progetti di ristrutturazioni edilizie del patrimonio storico comunale secondo i dettami sopra citati, vi è la possibilità di attingere a finanziamenti e fondi comunitari, finora snobbati e inutilizzati, fondi che restano al di fuori del famigerato Patto di Stabilità)

La nuova edilizia dovrà essere costruita seguendo l’esempio delle cittadine europee più all’avanguardia, mirando al raggiungimento del consumo energetico zero, individuando ed utilizzando ove previsto anche fondi comunitari.

Nei nuovi edifici:

– dovranno essere previsti tutti gli accorgimenti costruttivi con l’obiettivo di ottenere la massima efficienza energetica: classe A+, consumo < 14 kWh/m 2 anno;

– dovrà essere realizzata la cablatura per Internet ad alta velocità, con il sistema della fibra ottica, secondo lo standard FTTH, Fiber to the Home, che permette di raggiungere i 100 Mb /s di trasmissione dati e può arrivare fino a 400 Mb/s;

– dovranno essere installati pannelli fotovoltaici sui tetti per almeno 2 kW, in misura maggiore rispetto ad 1 kW richiesto dalla attuale normativa nazionale;

– si dovrà prevedere uno spazio per l’alloggiamento delle batterie per accumulo dell’energia, generata dai pannelli fotovoltaici; (la tendenza sarà ad avere sempre più impianti staccati dalla rete che consumano quanto producono);

– dovrà essere previsto un sistema di recupero delle acque piovane da usare per irrigare i giardini; 26

– dovranno essere previste zone di verde comune commisurate al numero di alloggi e residenti in tali aree dovranno essere individuate aree dove fare compostaggio;

– dovranno essere previsti spazi comuni per il parcheggio delle biciclette;

– dovranno essere colonnine riservate all’approvvigionamento dell’energia elettrica per autovetture. In quest’ottica, anche gli edifici pubblici, come scuole, ospedali dovranno essere interessati da un progressivo recupero.

9. Organizzazione di un sistema di Edilizia Residenziale Sociale mediante valorizzazione del patrimonio pubblico esistente e incentivazione del cohousing con insediamenti abitativi composti da alloggi privati corredati da ampi spazi destinati all’uso comune e alla condivisione.

10. Recupero e valorizzazione del patrimonio storico, architettonico, museale ed industriale storico e di pregio.

11. Introduzione su base regionale di protocolli prestazionali tipo, per i lavori pubblici e privati.

12. Incentivi alla riconversione dei terreni da edificabili ad agricoli.

13. STOP alla realizzazione di nuovi centri commerciali decentrati. Pianificazione regionale con incentivazioni agli imprenditori per la creazione di addensamenti commerciali e di servizi dove ritrovarsi, passeggiare, incontrarsi e fare acquisti; puntando sempre di più alla realizzazione di centri Commerciali Naturali nei centri storici.

14. Stop alle grandi e maestose opere pubbliche, sostituibili con interventi di manutenzione ordinaria e salvaguardia del territorio fondamentali per il benessere della vita quotidiana.