TUTELA DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE

AMBIENTE BENE COMUNE DA TUTELARE, VALORIZZARE, PRESERVARE, RECUPERARE ENERGIA COME BENE COMUNE AL SERVIZIO DEL CAMBIAMENTO, PULITA, DEMOCRATICA E EFFICENTE

Il Movimento 5 Stelle si propone al governo della Regione Marche per difendere gli aspetti essenziali legati al rispetto dei diritti dell’ambiente, l’avvio di un processo di risanamento del territorio, la trasparenza, la partecipazione e la concertazione con i territori, la strategia rifiuti-zero.

Il Movimento 5 Stelle dice no agli inceneritori, no alle speculazioni con i soldi pubblici sull’energia di qualsiasi tipo (no agli impianti energetici speculativi). La situazione ambientale della regione e di molte città della appare piuttosto critica. Fra le altre criticità più eclatanti va indubbiamente ricordata la presenza in regione di una area AERCA (Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale, definita dalla Regione Marche con Delibera Amministrativa n. 305 del 1° Marzo 2000) fra Ancona, Falconara Montemarciano e Jesi; un sito SIN (Sito di Interesse Nazionale) nell’area della raffineria API di Falconara; un sito SIR (Sito di Interesse Regionale, ex SIN) in quella del Basso Bacino del Chienti.

Le politiche degli ultimi anni hanno portato a situazioni ambientali fuori norma, con scelte prive di attenzione per gli aspetti ambientali, provocando un degrado che, per altro, ha anche penalizzato le potenzialità di sviluppo del terziario e del turismo.

Il problema dell’ inquinamento fuori controllo, in particolare per alcuni parametri come le polveri sottili o per certe matrici ambientali, è evidente e denunciato da anni. Su questi aspetti la Regione Marche ha ricevuto anche dei richiami dalla Unione Europea. È evidente che il problema dell’inquinamento è stato ampliamente sottovalutato, con scelte politiche che sono andate addirittura nella direzione di un ulteriore aggravio, nonostante talvolta ci fossimo trovati in una situazione di palese violazione dei limiti di legge. La problematica di un ambiente insalubre e di un territorio degradato ed a rischio, comporta due tipi di conseguenze: la prima, quella più evidente e diretta, di carattere sanitario (stimati anche dalla stessa ARPAM – Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche.

Lo IARC- Centro Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con la “Press Release“ n. 221 del 17 Ottobre 2013, ha inserito l’inquinamento della matrice aria da traffico, riscaldamento ed emissioni industriali, nel Gruppo 1, cioè sicuramente cancerogeno per l’uomo). La seconda, una tipologia di sviluppo che, oltre a consumare risorse e diritti dei cittadini, appare ormai legata ad un modello al tempo stesso in crisi e causa stessa della crisi.

In questo quadro, si vuole porre il logico paradigma che saranno solo i territori sani ad avere una opportunità reale di uscita dalla crisi e di ripresa economica.

Per tale ragione, quindi, il ripristino di buone condizioni ambientali e la lotta all’inquinamento sono molto più che giuste rivendicazioni ambientali, sanitarie, dei diritti: sono soprattutto strumento di ripresa economica. Ed è proprio un approccio economico, oltreché di tutela ambientale, quello che può guidarci verso una vera soluzione delle criticità.

a parole fondanti del programma del M5S sugli aspetti legati alla Tutela del territorio e dell’Ambiente sono quindi:

TRASPARENZA, RISANAMENTO, RIFIUTI, ENERGIA, ACQUA, TERRITORIO/ASSETTO IDROGEOLOGICO E ATTIVITÀ ESTRATTIVE, AREE NATURALI PROTETTE, TUTELA DALL’ELETTROSMOG, AMIANTO, PARTECIPAZIONE E CONDIVISIONE. TRASPARENZA

Il Movimento 5 Stelle propone l’accessibilità totale ed immediata alle informazioni ambientali, dando piena attuazione alle vigenti normative inerenti la trasparenza e l’accesso alle informazioni ambientali (Dl. 33/2013; Dlgs 195/2005) nel pieno rispetto dei principi della Convenzione di Aarhus, e uno spazio web con metodi di organizzazione dei procedimenti tale da rendere intuitivo ed agevole l’accesso.

Un piano di manutenzione e un piano per nuove istallazioni di centraline di rilevamento qualità dell’aria, aggiornate alle nuove direttive Europee, in tutte le zone critiche regionali, soprattutto in quelle codificate come zona “A”; obbligo tassativo di pubblicazione entro 7 giorni dal rilevamento. Sarà avviata una concreta, puntuale e contestualizzata analisi delle situazioni delle emissioni e della situazione ambientale, al fine di realizzare un efficace monitoraggio ambientale. La nomina del direttore generale dell’ARPAM sarà realizzata attraverso concorsi pubblici trasparenti con particolare rilevanza al curriculum professionale e commissione scelta tra figure professionali di pari ruolo delle altre agenzie regionali.

TUTELA DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE RISANAMENTO

Il Movimento 5 Stelle vuole che sia resa effettiva l’acquisizione del Principio Europeo di Precauzione, che ha lo scopo di tutelare e proteggere la salute umana e la qualità della vita, contribuire per un ambiente migliore, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita. Tale principio andrà attuato e declinato obbligatoriamente nei procedimenti autorizzativi. A tal fine, verrà adottata apposita DACR (Deliberazione del Consiglio Regionale) che disciplini la VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) per tutti gli impianti inquinanti di nuova realizzazione, allargata anche a quelli che richiedono il rinnovo. Si darà attuazione alla Direttiva 96/62/CE del 27 settembre 1996, che si pone, all’art.1 fra i suoi obiettivi fondamentali quello di “mantenere la qualità dell’aria e dell’ambiente, laddove è buona, e migliorarla negli altri casi”. La Regione quindi, può stabilire che i nuovi insediamenti debbano migliorare la qualità di vita dell’uomo, per il rispetto dei limiti di legge. Nel caso in cui si aggiunga inquinamento per parametri già fuori norma, si dovrà contestualmente prevederne una uguale o superiore diminuzione.

Sarà istituito il Forum permanente sull’Ambiente e sul Risanamento, aperto ai cittadini (la partecipazione è per definizione il più grande strumento di garanzia), in cui gli Enti locali e strumentali stabiliscano il quadro attuale ed applichino in maniera equa ed efficace i provvedimenti già previsti dalle normative Europee, favorendo così l’applicazione del principio di concertazione con i territori.

Uno dei primi obiettivi inoltre sarà quello di chiarire il quadro sanitario delineandolo in maniera rigorosa, attraverso l’elaborazione di tutti i dati epidemiologici a disposizione dell’Amministrazione regionale, dai quali si potrà poi ricavare anche il Registro Regionale Tumori.

arà implementato un Distretto delle Bonifiche, in collaborazione con le principali Università e con gli imprenditori locali, che realizzi e sappia esportare un proprio know-how nel settore ormai in continua espansione dell’ “industria del risanamento”, soprattutto delle matrici suolo e sottosuolo.

Sarà introdotto il piano regionale per la bonifica delle discariche abusive e per il ripristino delle aree contaminate secondo i criteri della direttiva EU 2004/35/CE recepita dall’Italia con il D.Lgs 152/2006.

Modifica del piano regionale per la bonifica dei siti S.I.R. dando la priorità assoluta ai siti più pericolosi per l’ambiente, e in particolar modo agli ex siti SIN; implementazione dell’apposito fondo per bonificare eventuali siti caratterizzati da inquinamenti espansivi previsto dall’art. 250 del Dl.152/2006; divieto assoluto di costruzione su questi siti che debbono essere ripristinati ed essere adibiti esclusivamente a verde pubblico o verde attrezzato.

Obbligo di bonifica e riqualificazione da parte di privati che acquistano aree compromesse da impianti industriali in dismissione e/o abbandonati, secondo i parametri dell’EPA (Environmental Protection Agency – l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti d’America). Estensione delle indagini sulle sostanze inquinanti anche alla rilevazione puntuale del “Black Carbon” (polveri ultrasottili pericolose per la salute), oltre a quelle già previste dal protocollo.

RIFIUTI

Il Movimento 5 Stelle propone di adottare la Strategia Rifiuti Zero, e dice NO agli inceneritori di qualsiasi genere e denominazione.

Realizzerà degli osservatori per elaborare le strategie per il riutilizzo e per la riduzione a monte dei rifiuti e per coordinare con le aziende le strategie per rendere più ecocompatibili i materiali utilizzati nella produzione, al fine di evitare o ridurre quello che poi finirà nei rifiuti indifferenziati.

Gli obiettivi sono quelli di minimizzare la produzione e massimizzare la raccolta differenziata dei rifiuti, incentivando la modifica delle abitudini di acquisto e consumo dei beni (guerra agli imballi, semplificandone la natura dal punto di vista del riuso e del riciclo e incentivando lo sfuso) e le abitudini di produzione e conferimento dei rifiuti.

Si vuole così ottenere nel medio termine l’obiettivo Rifiuti Zero (Riuso, Riciclo, Valorizzazione), ottenendo il riciclo totale dei rifiuti e la produzione di ed il recupero totale della materia prima secondaria.

Uno degli strumenti migliori è l’applicazione della Tariffa Puntuale, pago solo per i rifiuti indifferenziati che produco e differenzio meglio, al posto della TARI (Tassa sui Rifiuti calcolata in base ai metri quadrati e agli abitanti la casa), al fine di raggiungere l’obbiettivo dell’80% di RD per il 2020 a livello di media regionale. In questo modo è possibile creare un indotto e posti di lavoro con la filiera del riciclo e del recupero, da cui si può produrre della materia prima secondaria, con conseguente abbattimento dei costi per le aziende che possono utilizzare materia prima secondaria a costi notevolmente minori rispetto a quella primaria.

Revisione degli ambiti con la possibilità di introduzione di sub-ambiti per territori omogenei, al fine di avvicinare le decisioni al territorio e di giustificare realmente e concretamente le economie di scala. Il ciclo dei rifiuti di un ambito si chiuda nell’ambito stesso.

Gli strumenti che il Movimento 5 Stelle utilizzerà sono diversi ed innovativi oltre che integrati fra loro. Politiche di riduzione a monte della produzione:

introduzione di sistemi premianti e/o di agevolazione nelle tariffe comunali, per iniziative che favoriscano il riuso e per quei soggetti che adottino pratiche per la prevenzione e riduzione dei rifiuti all’origine quali, ad esempio, vendita di merci sfuse o con imballaggi biodegradabili.

Incentivazione alle aziende che attuano processi di riprogrammazione industriale al fine di eliminare e limitare la produzione beni e prodotti non riciclabili. Prevedere presso ogni impianto di smaltimento la realizzazione di un centro di ricerca finalizzato a effettuare analisi merceologiche per individuare la tipologia e l’incidenza degli oggetti e dei materiali costituenti il rifiuto urbano residuo, oggetto di riprogettazione industriale sulla base del principio della responsabilità estesa del produttore

Dal calcolo della differenziata vanno esclusi: i rifiuti provenienti da processi produttivi e i rifiuti provenienti dall’agricoltura e dalla selvicoltura, gli inerti da costruzione e da demolizione, le frazioni conferite a soggetti terzi rispetto al gestore, gli scarti di selezione delle frazioni differenziate non destinati a riciclo, gli sfalci e i rifiuti derivanti da pulizia di corsi d’acqua e di spiagge marittime;

mentre vanno comprese: le frazioni differenziate di rifiuti raccolte dal gestore o conferite presso i centri di raccolta purché destinate a riciclo e le frazioni pericolose raccolte dal gestore o conferite presso i centri di raccolta, anche non destinate a riciclo.

La Regione con apposita legge deve incentivare le operazioni relative a cessioni di prodotti e di componenti di prodotti recuperati a scopo di riuso, le cessioni di materiali derivanti da riciclo e quelle di prodotti realizzati con materiali ottenuti da riciclo con percentuale minima del 90 per cento, le cessioni e le commercializzazioni di compostato derivante da trattamento della frazione organica differenziata dei rifiuti.

Formazione delle tariffe: introduzione ed utilizzo di sistemi di tariffazione puntuale, ovvero basati sul criterio “chi produce meno rifiuti e fa meglio la raccolta differenziata paga di meno”, per il servizio della gestione e raccolta rifiuti sui territori comunali dando significativa ed oggettiva differenziazione nelle tariffe fra i comportamenti più o meno virtuosi.

Esclusione dal Piano di ogni forma di “esportazione” dei rifiuti prodotti dall’ambito verso siti situati in territori non appartenenti all’ambito di produzione.

Possono valere poche e mirate eccezioni: ad esempio, tipologie di rifiuti che per i livelli quantitativi di produzione e/o la specializzazione della tipologia di trattamento richiesta sono così peculiari da spingere più ambiti a unificare le risorse. In tale ottica, i rifiuti secchi saranno trattati negli impianti che verranno realizzati all’interno dell’ambito.

La regione deve assicurare l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti urbani e speciali, compresi quelli pericolosi, in tutte le fasi di trattamento, attraverso l’introduzione di specifica previsione sul dimensionamento, relativa agli impianti di trattamento per il riciclo e per il recupero di tutte le frazioni differenziate e agli impianti di smaltimento in sicurezza delle frazioni residue e non recuperabili.

Gli spostamenti di rifiuti non riciclabili devono essere consentiti solo in presenza di accordi interregionali e limitatamente al tempo di realizzazione di impianti idonei al loro trattamento nell’ambito regionale. L’impiantistica da realizzare per il trattamento dei rifiuti secchi utilizzerà le migliori tecnologie e tecniche, al fine di ottenere il riciclo totale dei rifiuti e massimizzare il recupero totale della materia prima secondaria. Adozione di un regolamento per l’istallazione di impianti industriali dediti al recupero di rifiuti non pericolosi, provenienti dall’edilizia urbana, industriale oltre a terra e rocce da scavo, sabbie o materiale inquinato, che dovrebbero essere collocate lontano dai centri abitati, a non meno di 5 km (10 km in zone a densità turistica).

Agevolare gli investimenti effettuati per l’acquisizione delle aree e per la realizzazione degli impianti di gestione della raccolta dei rifiuti urbani, destinati ai centri di raccolta, a quelli per il riuso.

Istituire centri per il riuso e per il riciclo al fine del riutilizzo dei prodotti e dei componenti di prodotti esclusi dal circuito per la raccolta differenziata domiciliare, di cui sia ancora possibile il riuso anche attraverso un processo di riparazione.

Devono essere realizzati almeno un centro di raccolta, ogni 10.000 abitanti per il conferimento delle frazioni di rifiuto urbano non riciclabile, ingombrante e pericoloso. Tale centro di raccolta deve essere affiancato dal centro per il riuso e per la riparazione in cui i prodotti e i componenti di prodotti suscettibili di possibile riuso, sono indirizzati verso aree di deposito per le successive fasi di riparazione e di riuso, senza essere classificati come rifiuti.

Non inserire nella pianificazione della gestione rifiuti le tecnologie della discarica e dell’incenerimento dei rifiuti a causa dei risultati, ritenuti negativi o non accettabili, prevedendo quindi la non apertura di nuove discariche ed un crono programma per la progressiva diminuzione d’uso, dismissione e bonifica di quelle esistenti (incluse quelle esaurite), nonché l’esclusione della produzione di CDR, CSS o di qualsiasi altro tipo di combustibile destinato ad incenerimento o combustione.

Creazione di Impianti per il Trattamento a Freddo e per il Riciclo totale, così da realizzare un vero recupero energetico a basso impatto ambientale.

Favorire e promuovere con forza e determinazione il compostaggio domestico, e di comunità con adeguato sconto sulla tariffa, pari ad almeno il 20 per cento dell’importo totale, al fine di ridurre al minimo la quota finale della FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani).

Consentire e promuovere il compostaggio collettivo di caseggiato e di zona, per l’utilizzazione di aree verdi pubbliche urbane concesse a comunità cittadine ai fini del deposito di frazioni organiche domestiche compostabili per la realizzazione di orti e di giardini urbani anche a fini didattici e di promozione dell’autocompostaggio e dell’autoproduzione alimentare.

Incentivare l’allestimento, in tutte le aree di verde pubblico aventi superficie idonea, di una zona per la trasformazione in compostato della frazione organica derivante dagli sfalci e dalle potature leggere della stessa area nonché delle altre aree verdi del comune, fino a un massimo di 1.000 tonnellate/anno per ogni zona (queste zone, potrebbero essere utilizzate anche per la trasformazione in compostato della frazione vegetale derivante dalle aree verdi private circostanti)

La Regione in collaborazione con il Ministero della salute, con l’Istituto Superiore della Sanità, il Consiglio nazionale delle ricerche, l’Agenzia nazionale per le tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, le Aziende regionali per la protezione ambientale, gli ordini professionali dei medici e le comunità locali deve provvedere alla stesura, di un piano di monitoraggio sanitario e ambientale per individuare le aree e i bacini industriali ove la presenza di discariche, di impianti di incenerimento/combustione e di attività industriali illegali ha determinato un danno ambientale e l’insorgenza di patologie. Il piano deve identificare i soggetti responsabili del danno ambientale, individuare le attività di bonifica sul territorio e definire le azioni di prevenzione e di cura delle patologie riscontrate, con utilizzazione di opportuni bioindicatori, includendo la mappatura del latte materno effettuata su un campione significativo di popolazione residente e quella del latte vaccino prelevato in aziende zootecniche e di lavorazione del latte operanti nell’area. In relazione al piano di cui sopra devono essere istituiti, ove non previsti o funzionanti, appositi registri sui tumori riscontrati nelle aree e nei bacini industriali ivi delimitati, conferendo le risorse e i poteri necessari alle strutture sanitarie locali.

Una particolare tutela sanitaria deve essere riconosciuta agli operatori e ai lavoratori impiegati nei predetti impianti attraverso forme di prevenzione, di monitoraggio e di profilassi specifica, attuate da strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale, finanziate, in entrambi i casi, dai gestori degli impianti stessi.

In collaborazione con gli organi centrali di governo, istituire le banche alimentari, intese come luoghi pubblici gestiti dai comuni in collaborazione con le principali organizzazioni umanitarie, con le associazioni di volontariato e con le organizzazioni non lucrative di utilità sociale del territorio, cui conferire il surplus alimentare proveniente da circuiti distributivi commerciali, da aziende di produzione, da fondazioni e da singoli cittadini (la donazione per scopi di solidarietà civile e di sostegno al disagio sociale di scorte alimentari integre e non scadute è interesse dei singoli comuni al fine di ridurre il conferimento nel sistema di raccolta dei rifiuti urbani e di sottrarle allo smaltimento).

Le pubbliche amministrazioni devono mantenere aggiornate le informazioni in loro possesso relative alla gestione integrata dei rifiuti e, allo scopo, devono detenere elenchi, registri e schedari accessibili al pubblico.

Devono essere rese operative, banche dati elettroniche, liberamente accessibili dai cittadini, comprendenti le relazioni sulla situazione ambientale, la legislazione, i piani o le politiche nazionali, le convenzioni internazionali e i contratti di affidamento della gestione del servizio.

I cittadini utenti devono essere informati, fin dalla fase iniziale dei processi decisionali, sui seguenti elementi: l’oggetto sul quale deve essere presa la decisione; la natura della decisione da adottare; l’autorità competente; la procedura prevista, comprese le informazioni di dettaglio sulla procedura di consultazione; la procedura di valutazione dell’impatto ambientale, ove prevista.

I gestori dei servizi di raccolta, di trasporto, di trattamento, di recupero e di smaltimento dei rifiuti devono fornire alle amministrazioni locali servite tutti i dati tecnici ed economici relativi al servizio. Il mancato rilascio dei dati deve costituire motivo di risoluzione per inadempimento del contratto. Le amministrazioni devono rendere pubblici tutti i dati tecnici ed economici della gestione dei rifiuti, svolta in economia o mediante società partecipate, e garantire l’accesso alle banche dati con fruizione diretta dai siti web istituzionali anche in caso di esternalizzazione del servizio.

ENERGIA

Favorire risparmio energetico, anche fissando una classe energetica minima per le nuove abitazioni e favorire l’autoproduzione/autoconsumo energetico. Applicazione e rispetto totale della legge regionale n. 10/2002 riguardante “Misure urgenti in materia di risparmio energetico e contenimento dell’inquinamento luminoso”. Maggior incentivi per il rinnovamento e la messa a norma di impianti di illuminazione pubblica e privata che vadano dal cambio dei corpi illuminanti, alla sostituzione delle lampade, e all’adeguamento della rete interrata, illuminazione pubblica a led.

Riteniamo di dover considerare il sole come fonte rinnovabile da prediligere, attraverso l’insieme dei sistemi che lo utilizzano, a partire dalla copertura dei tetti industriali e residenziali in abbinamento alle migliori tecnologie d’accumulo disponibili. Favorire l’installazione di pannelli solari e la riqualificazione energetica degli edifici pubblici, da realizzare anche per il tramite di convenzioni con Energy Service Company (ESCO) ex Dlgs.115/2008 selezionate con gare ad evidenza pubblica secondo i criteri ambientali minimi di cui al Decreto Ministeriale 7 marzo 2012 del MATTM. Con il risparmio dalla bolletta così ottenuto si potrebbe avere anche una buona parte di liquidità da utilizzare per la manutenzione o per altri scopi.

No alla realizzazione di rigassificatori on-shore/ off- shore. No alla realizzazione di stoccaggi CO2 on-shore/off-shore, in quanto con le nuove tecnologie da essa è possibile ricavarne energia elettrica pulita.

No alla realizzazione di stoccaggi gas in zone turistiche (costiere e non) e in vicinanza di zone abitate, anche e soprattutto alle zone a rischio sismico e idrogeologico e in zone particolarmente sensibili e di pregio. Comunque il reservoir non può in alcun modo essere collocato sotto a complessi abitativi. La distanza minima per poter realizzare uno stoccaggio ( ove ne ricorrano i requisiti) è di 10 km di distanza da ogni centro abitato.

Stop ad ulteriori impianti di produzione di energia da combustione, tenuto conto anche del crollo dei consumi energetici e delle prospettive previste, non ha più alcun senso continuare a proporre l’insediamento di nuovi impianti. Verifica della correttezza e delle piena legittimità delle autorizzazioni agli impianti ad energie rinnovabili, con particolare riferimento alle Centrali a Biomasse/Biogas e fotovoltaico su terreni agricoli. Adozione degli atti dovuti e necessari conseguenti, ivi inclusi provvedimenti di sospensione/revoca in autotutela, agli esiti di tali verifiche. Attuazione delle sentenza passate in giudicato (Consiglio di Stato) e dismissione degli impianti per i quali risulta annullato il titolo autorizzativo, con messa in pristino dei luoghi.

Riprogettazione del Piano Energetico Regionale che valorizzi, non solo la ricerca sulle nuove fonti rinnovabili, ma anche una nuova gestione intelligente dell’energia. Questo perché ormai le reti elettriche tradizionali non sono più in grado di supportare le esigenze di un settore in rapidissima evoluzione, si deve promuovere lo sviluppo delle nuove Smart Grid del futuro.

Implementazione di alcune buone pratiche: – “tetti in affitto”. Favorire la partecipazione dell’Ente Regionale e di quelli locali per l’adesione a tali iniziative per le superfici dei propri immobili. Ma Si propone di dare agli Enti pubblici anche un ruolo di guida e mediazioni tramite convenzioni con banche, aziende installatrici e privati, per favorire tali pratiche e ridurre ulteriormente i costi per i cittadini.

Incentivare la ricerca ed il miglioramento del know how per le aziende regionali;

– collocazione su strutture industriali, artigianali e commerciali – che hanno come problema primario la dismissione o lo smaltimento di amianto

– di pannelli fotovoltaici di ultima generazione, come il fotovoltaico organico (FVO) e come i pannelli che producono energia anche in mancanza di sole;

– produzione di energia elettrica con sistemi geotermici ad alta temperatura (dove congruo e possibile);

– utilizzo dei sistemi di geotermia a bassa energia per la climatizzazione (riscaldamento e raffrescamento) di ambienti interni e la produzione di acqua calda sanitaria per abitazioni, uffici, scuole, serre, palestre, piscine e in tutti i luoghi pubblici, con scambiatori geotermici e pompe di calore;

– favorire il minieolico diffuso;

– Verificare la possibilità di poter applicare la nuova tecnologia di produzione di energia elettrica dalle onde del mare (moti ondosi) ricerca finanziata anche dalla commissione Europea sin dal 1993, per mezzo di micro turbine.

ACQUA

L’acqua è un “bene dell’umanità” e conseguentemente non può essere considerata un prodotto od una merce, perciò la sua gestione deve essere totalmente pubblica e volta ad assicurare il diritto all’acqua come un diritto fondamentale per l’uomo.

L’intero ciclo dell’acqua deve essere quindi gestito in maniera unitaria e rispettosa degli equilibri naturali. Il nostro programma prevede:

1. Attuare, recepire, applicare la volontà di 27 milioni di Cittadini Italiani che hanno espresso una loro volontà, che è quella di restituire all’acqua il connotato di bene pubblico, non contrattabile, non mercificabile e dalla cui gestione deve essere tassativamente esclusa ogni possibilità di investimento retributivo;

2. Separazione della gestione idrica da quella dei rifiuti ed energetica, secondo la volontà degli Italiani espressa mediante referendum popolare.

3. Avviare una procedura di applicazione delle norme che prevedono la tutela, il risparmio, la conservazione della risorsa dell’acqua dalla captazione (prelievo a uso umano) alla depurazione, nell’ottica della miglior gestione possibile, pubblica e partecipata, nei criteri di economicità e salubrità della risorsa e bene universale “acqua” rigettando completamente il suo utilizzo come bene mercificabile e vendibile.

4. Realizzare il Piano regionale per la regolamentazione delle case dell’acqua. Altri punti programmatici salienti sono di seguito elencati:

– Adozione dei contenuti della proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”.

– Istituzione di una quota pro-capite di acqua giornaliera, minima, garantita e gratuita, pari a 50 litri/giorno/persona, come diritto inalienabile di accesso e fruizione della risorsa acqua.

– Investimenti prioritari in riduzione delle perdite degli acquedotti, risparmio idrico, ottimizzazione della gestione e, successivamente, nelle azioni tese all’incremento della captazione di nuove risorse.

– Istituzione di aree di tutela e rispetto per tutti i punti di approvvigionamento (anche superficiali).

– Protezione capillare delle zone di alimentazione delle acque sotterranee (zone di tutela pozzi/sorgenti, parchi/aree protette, bilancio idrico acquiferi). Estensione ai corpi idrici superficiali, oggetto di captazioni potabili, delle tutele previste per le aree sensibili.

– Rilascio di concessioni di captazioni di acque profonde solo dopo studi idrogeologici pluriennali che accertino la sostenibilità degli effetti sul sistema acquifero regionale.

– Potenziamento della depurazione delle acque reflue urbane ed industriali comprese le acque di prima pioggia.

– Adozione di moderne modalità di irrigazione delle aree agricole (risparmio idrico, lotta all’abusivismo).

– Mitigazione del rischio idrogeologico (stabilità versanti, casse di espansione, consumo di suolo zero).

– Rinaturalizzazione delle aste dei corsi d’acqua (deflusso minimo vitale, utilizzo ricreativo).

– Risoluzione del problema dell’ingressione marina nelle falde costiere attraverso uno studio sistematico e dettagliato.

TERRITORIO/ASSETTO IDROGEOLOGICO E ATTIVITÀ ESTRATTIVE

Nel corso dell’ultimo decennio, il territorio della Regione Marche è stato sottoposto ad una eccessiva pressione antropica che ha portato ad evidenti squilibri che ora danneggiano in modo manifesto anche le attività ed il benessere umano, dobbiamo tornare a rispettare la natura, attraverso i seguenti punti programmatici:

– Consumo di suolo zero

– Restaurazione dei fiumi

– Lotta al dissesto idrogeologico

Stop al Consumo di territorio. Incentivazione del recupero e delle ristrutturazioni.

Rivisitazione del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), riperimetrazione delle aree e rivalutazione delle classi di rischio. Il dissesto idrogeologico causa vittime e danni ingentissimi in tutta Italia, Marche comprese, basti pensare alle mareggiate che degradano le nostre coste compromettendo l’economia balneare (140 km di costa marchigiana è antropizzata su un totale di 180 km); alle alluvioni ormai frequenti a cui è sottoposta Senigallia, alle annuali esondazioni dei nostri fiumi che danneggiano abitazioni, strutture artigianali, infrastrutture (ponti, sponde, strade); alle decine di frane e smottamenti che interrompono la viabilità nell’entroterra dove spesso non esiste un asse viario alternativo ed il traffico resta interrotto o a senso alternato per parecchi mesi; alle colate di fango che invadono le strade, che oltre a creare un rischio per la circolazione, depauperano il suolo agrario della porzione maggiormente fertile, costringendo gli agricoltori ad aumentare la concimazione.

Investire prioritariamente nella mitigazione del rischio idrogeologico consentirebbe di creare posti di lavoro diretti mediante la realizzazione degli interventi, ed indiretti: evitando danni a famiglie, attività, imprese e luoghi pubblici e consentendo il consolidarsi delle attività economiche.

Occorre perciò abbandonare l’idea che il benessere si crei con la cementificazione di nuovo suolo, il M5S promuoverà una politica di “consumo di suolo zero”, ove privilegiare la ristrutturazione ed efficientamento funzionale ed energetico delle strutture esistenti, evitando di continuare a costruire sulle aree a rischio. Siamo in presenza di decine di centri commerciali e capannoni industriali sottoutilizzati sparsi nel territorio.

Occorre stabilizzare i versanti franosi che insistono sulla viabilità interna al fine di evitare interruzioni, magari migliorando la sicurezza stradale con mirati allargamenti di corsia e miglioramento di alcune curve pericolose.

Introduzione di un piano per la messa in sicurezza dei fiumi, dei torrenti e dei fossi collettori, specie in zone ad alta densità di popolazione o turistiche.

Occorre realizzare una serie di vasche di espansione lungo gli alvei dei nostri corsi d’acqua per poter laminare i picchi di piena ed evitare le esondazioni, ad esempio esistono progetti, non ancora realizzati; pluridecennali relativi alle vasche di espansione sul Misa per proteggere Senigallia.

Occorre adottare migliori modalità di aratura dei campi nelle zone collinari, evitando di arare in direzione ritto chino per privilegiare direzioni traverso poggio, realizzando anche efficaci regimazioni delle acque di scorrimento superficiale.

Occorre provvedere ad una capillare manutenzione delle sponde e dei versanti, incentivando i privati a realizzare opere di pulizia della vegetazione riparia e potenziando i consorzi forestali pubblici che gestiscano i territori montani esaltandone la biodiversità ed evitando lo sfruttamento della filiera legno-energia se non per utilizzo domestico.

Occorre valorizzare i nostri monti anche con la creazione del Parco del Catria-Nerone.
Contrastare la cementificazione delle spiagge ed i fenomeni di erosione causati dall’intervento antropico. Tutela, conservazione e valorizzazione dell’arenile e delle dune tipiche. Rispetto dell’equilibrio fra spiaggia “commerciale” e spiaggia naturale. Introduzione dell’obbligo della figura del Geologo nelle Commissioni urbanistiche e paesaggistiche – sia a livello comunale che provinciale – e in particolare in tutti quei contesti a vari livelli pubblici nei quali sono espresse valutazioni con evidenti ricadute idrogeologiche; prevedere la figura del geologo del territorio per gli Enti pubblici.

Contrastare l’inquinamento delle falde acquifere e di superficie intensificando controlli e vigilanza e ristrutturare la gestione degli alvei fluviali e lacustri.

Programmazione regionale delle cave sulla base dell’effettivo bisogno, per limitare nuove coltivazioni e promuovere il riciclaggio delle materie prime e derivate; si pensi anche all’utilizzo di macerie per comporre nuovi materiali da costruzione. Aumentare i canoni di estrazione e ridefinire criteri più restrittivi in materia di controllo in merito al recupero ambientale delle cave.

Per la tutela del territorio è di fondamentale importanza coinvolgere e affidarsi a chi nei territori ci vive e vi conduce le proprie attività. Il che porta anche al potenziamento delle iniziative di formazione, per quei temi di cui, nel tempo, sono cambiate le condizioni gestionali. Allo stesso modo si devono sfruttare al meglio le potenzialità degli Enti gestori delle proprietà collettive: Università agrarie e Comunanze, così facendo si riuscirebbe ad avere un controllo capillare e diffuso sul territorio con la possibilità di realizzare una rete di segnalazioni immediate e di organizzare interventi tempestivi in caso di dissesto o di situazioni critiche. Di conseguenza si riuscirebbe ad avere un servizio di “pronto intervento” e di creare posti di lavoro nelle aree più disagiate.

AREE NATURALI PROTETTE

Potenziare il sistema dei parchi regionali, delle oasi e delle riserve prevedendo l’istituzione di nuove aree per portare la regione ad raggiungere e superare l’obiettivo di avere il 20% del territorio sotto tutela. Passare da aree protette dedicate alla sola conservazione della biodiversità ad aree in grado di rappresentare un volano economico sempre nel pieno rispetto della tutela dell’ambiente e del territorio vietando ad esempio la realizzazione di nuovi impianti produttivi all’interno dei confini delle aree protette.

Destinare parte dei fondi europei per l’istituzione di marchi di qualità dei prodotti agroalimentari prodotti all’interno delle aree protette. Destinare parte dei fondi europei per la certificazione della filiera del legno.

Potenziamento dei Centri di Educazione Ambientale per consentire che tali centri possano diventare importanti punti di riferimento per l’attività educativa delle scuole di ogni grado. TUTELA DALL’ELETTROSMOG Lo IARC (Centro Internazionale per la Ricerca sul Cancro – OMS ) con la “Press Release “ n. 208 del 31 maggio 2011, ha inserito l’inquinamento da radiofrequenza e elettromagnetismo nel gruppo 2B, come possibile cancerogeno per l’uomo. Per questo motivo bisogna combattere l’inquinamento da elettrosmog, posizionando in luoghi idonei antenne e radar e spingendo per eliminare dalle scuole gli impianti Wi-fi. Si dovrà rivedere le normativa in vigore legiferando una nuova legge sulla protezione ambientale dall’esposizione a campi elettromagnetici indotti. Rivedere e aggiornare le zonizzazioni – obbligatorie per i comuni – per le antenne di telecomunicazioni, tenendo conto di questi nuovi studi dello IARC.

AMIANTO

Censimento dell’amianto. Indicare una figura di riferimento all’interno dei comuni per le segnalazioni di tetti o strutture contenenti eternit. Convenzione con aziende specializzate nello smaltimento, al fine di tenere bassi i costi per eliminare l’amianto dagli immobili privati. L’Ente pubblico deve farsi garante e da catalizzatore per gli investimenti volti alla messa in sicurezza e bonifica dall’amianto. Riattivazione e nuova incentivazione del programma “Eternit Free”.

Le amministrazioni comunali devono georeferenziare gli edifici con coperture e/o componenti contenenti amianto, istituendo uno specifico catasto anche tramite l’analisi e l’interpretazione di ortofotocarte multispettrali o con altri validi sistemi.

Si devono attivare forme d’incentivazione fiscale per la rimozione, o la messa in sicurezza, dei componenti in amianto e svolgere la gestione dei rifiuti di amianto adottando misure dirette a promuovere e a sostenere sia la ricerca nell’ambito delle alternative ecocompatibili, sia le tecnologie che se ne avvalgono, nonché a garantire procedimenti quali l’inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, ai fini dell’inattivazione delle fibre di amianto attive e della loro conversione in materiali che non mettano a repentaglio la salute pubblica.

PARTECIPAZIONE E CONDIVISIONE

I cittadini singoli o riuniti in associazioni devono avere la possibilità di intervenire e di guidare la politica della regione per quanto riguarda la tutela dei beni comuni quali l’ambiente, il paesaggio, il territorio e l’acqua. Per questo motivo verranno messe in atto tutte le iniziative e gli strumenti in grado di aumentare la possibilità di partecipazione e confronto. Verrà stabilito un rapporto costante con le diverse realtà territoriali per avviare un reale processo di collaborazione e condivisione. In questa ottica il Movimento 5 Stelle si propone di portare in discussione la proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela del suolo appena ce ne sarà la possibilità.