SOCIALE

NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO

La situazione di grave crisi economica in cui versa il nostro paese ha portato a una notevole diminuzione delle risorse disponibili per la gestione delle politiche sociali e ha accresciuto enormemente il livello di disagio della popolazione, esasperando anche molto le relazioni sociali (familiari ed extra-familiari) nonché, aumentando il numero di persone costrette a rivolgersi ai servizi sociali.

I servizi sociali si trovano, oggi, sempre più assediati all’interno di meccanismi di gestione del Welfare che invece di aprire le porte a una diversa gestione delle risorse (anche umane) sono costretti a rispondere in emergenza e con le poche risorse disponibili distribuendo tra tutti (e in modo sempre più burocratico-amministrativo e non valutativo sociale), quanto disponibile e solo fino al raggiungimento della soglia, per poi subire profondamente il disagio espresso dai cittadini senza trovare opportune vie di uscita.

Il Movimento 5 Stelle propone

– La creazione di un sistema di welfare che coniughi al suo interno Lavoro, Salute e Assistenza. Le aree di intervento che devono costantemente essere collegate affinché le misure di assistenza messe in atto siano a tutto tondo misure di inclusione sociale a partire dalla condizione lavorativa e di salute presenti. (unico dipartimento e unico assessorato).

– Riappropriazione del ruolo di programmazione e controllo con azioni di pianificazione sociale regionale modellate concretamente su un metodo di azione orizzontale e non verticale e tanto meno verticistico e di partito, nonché a sfavore di una politica sociale accentratrice e addirittura invasiva (es. gestione di fondi direttamente ad opera della Regione senza opportuna distribuzione sul territorio per opportuna progettualità).

– Innovazione di contenuto. Riprogrammazione delle risorse in funzione dei bisogni e non più per progetti settoriali che tendono altresì a favorire solo alcune categorie a discapito di altre (es.: fondi per la SLA, o per l’autismo).

– Innovazione di sistema. Passare da un sistema di welfare redistributivo a un sistema di welfare moltiplicativo/generativo in cui le risorse non si consumano ma si rigenerano costantemente. Ad esempio introduzione di un contributo momentaneo per uscire dalla condizione di bisogno alimentare, ma nel frattempo ricerca e concessione di un pezzo di terra da coltivare insegnando l’autoproduzione alimentare, o una borsa lavoro all’interno dei servizi comunali o del territorio disponibili affinché si apprenda un nuovo lavoro e contemporaneamente si aiuti la comunità (es. pulizia del verde pubblico).

– Innovazione organizzativo-gestionale della spesa sociale dedicata agli aiuti economici (stop ai mille contributi/sussidi a se stanti – e basati solo su pratiche amministrative e non su logiche di aiuto professionale – e più progettazione);

– Innovazione metodologico-professionale in cui gli operatori sociali siano di più e più capaci di agire in termini progettuali (incentivare la formazione continua e la supervisione) e in modo integrato nella rete territoriale di Enti e servizi diversi (più lavoro di comunità e più lavoro di rete, producono meno casi e più autodeterminazione).
È necessario che i Diritti essenziali siano sempre esigibili: “Nessuno deve rimanere indietro!”.

Quindi:

– mai più annunci di sussidi/contributi di nome e non di fatto (es. fondo sostegno affitti: oggi si da l’anno dopo per l’anno prima – quindi devi aver già pagato – e poi con massimali per un anno che si aggirano intorno ai 400-500 Euro);

– mai più persone senza casa e mai più case senza persone dentro (offerta di incentivi a progetti di cohousing ma anche di messa a disposizione protetta di alloggi per la comunità e di verifica e controllo dell’attuale utilizzo delle case popolari)

– mai più risorse umane sole e incapaci di rimettersi in gioco: rigenerare le risorse significa anche mettersi a disposizione della comunità e ciò vale anche per chi il lavoro ce l’ha e non solo per chi non ce l’ha (stretta collaborazione tra settore pubblico e datori di lavoro – tra giovani e meno giovani – per lo sviluppo del lavoro nel nostro Paese).

ALCUNI INTERVENTI NEL DETTAGLIO

– Creazione di equipe multiprofessionali integrate tra i servizi, coinvolgendo anche Terzo Settore e volontariato. – Censimento, monitoraggio e verifica delle condizioni reali di tutti i dormitori pubblici sparsi sul territorio ed instaurare un dialogo diretto con il personale volontario e professionale a supporto di tutte le amministrazioni comunali.

– Socio Assistenza: riorganizzare la filiera per competenze, ruoli e sinergie permettendo una risposta completa e non un mero aiuto economico.

– Formazione permanente e omogenea a tutti gli operatori di ogni genere e grado del settore.

– Prevenzione delle criticità a cominciare dalle scuole, ospedali, strutture di accoglienza per costituire banche dati e mappatura del territorio.

– Trasparenza e ricaduta sui cittadini: creare feedback di ritorno per verificare il grado di soddisfazione, e di informazione del cittadino, la divulgazione e l’educazione ai servizi sono il punto di partenza per avere idoneo comportamento nei confronti della “cosa pubblica”.

– Revisione con un tavolo di lavoro con il Coordinamento delle Associazioni socio Assistenziali e sanitarie, ripristinando un minimo monte risorse ad integrazione del fondo per i non autosufficienti ed indigenti.

– Censimento di un piano per la eliminazione di barriere architettoniche a livello regionale.

– Impiego di giovani in servizio civile come “compagnia” per anziani soli e/o come “addetti a piccole commissioni” per l’anziano stesso, in modo da ricreare rapporti di vicinato.

– Incentivare lo sviluppo dell’impresa sociale finalizzata all’erogazione di servizi di interesse collettivo (servizi sociali, sanitari, assistenziali, educativi, ricreativi, ecc.) e più in generale di servizi alla persona e alla famiglia.

– Studiare e promuovere forme di convenzionamento efficace con i soggetti privati che erogano servizi sociali sul territorio, supportando e valorizzando le imprese che stanno investendo in nuovi servizi e strutture.

– Studiare percorsi e progetti finalizzati al lavoro e inclusione sociale dei disabili. – Favorire e promuovere le Pari Opportunità per tutte e tutti valorizzando le differenze, anche attraverso la creazione di strumenti istituzionali che garantiscano la diffusione della cultura delle pari opportunità, la prevenzione della violenza di genere, il rispetto per le differenze, l’affermazione dei diritti dei bambini e delle bambine, la prevenzione e la promozione della salute psico-fisica delle donne, l’accessibilità e la piena fruibilità del territorio per chi vive condizioni di disagio fisico, l’integrazione interculturale.

– Promuovere e valorizzare il capitale sociale e reddito di cittadinanza, perché crediamo che le persone sono portatrici non solo di bisogni, ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con l’amministrazione pubblica, ai problemi di interesse generale.

POLITICHE PER LA FAMIGLIA

Il diritto alla famiglia è uno dei diritti fondamentali per ogni minore, e l’impegno delle istituzioni in questo senso deve essere rafforzato ed organizzato. Cosa sottintende il diritto alla famiglia? Certamente il diritto, proprio di ogni minore, di crescere in un ambiente di affetti, di attenzioni, di stimoli educativi, di esempi, su cui impostare il percorso di crescita individuale. Ciò introduce a riflessioni sull’istituzionalizzazione dei minori, cioè al loro collocamento in Comunità di accoglienza o case-famiglia (che dovrebbero aver sostituito gli istituti tradizionali che ospitavano i minori prima del 2006), come anche sui grandi temi dell’adozione, dell’affido, della mediazione familiare, scelte spesso conseguenti ad abbandoni, separazioni e divorzi.

I servizi sociali sono la chiave del problema. Dovrebbero sostenere i genitori in difficoltà per evitare l’allontanamento del minore, e la sua collocazione in una Comunità o presso una famiglia affidataria. Dovrebbero provvedere parallelamente a fornire gli aiuti economici urgenti, il personale addetto al sostegno domestico o scolastico, le psicoterapie, le terapie riabilitative nei casi di alcolismo o di tossicodipendenza.

Se tutto ciò nella realtà non avviene è per varie ragioni:

– i fondi elargiti dai Comuni per l’assistenza pubblica sono quasi sempre insufficienti per fronteggiare i bisogni della popolazione;

– la mancanza nei servizi sociali di équipe specializzate che oltre all’assistente sociale prevedano le figure dello psicologo e del pedagogista, per analizzare in modo approfondito le situazioni e trovare le soluzioni più idonee ai problemi;

– la mancanza di verifiche da parte dei Tribunali. Si agisce dunque pensando che proteggere il minore da una situazione difficile significhi solo allontanarlo dalla sua famiglia per quanto più tempo possibile. Invece, l’ultimo dei provvedimenti da attuare è proprio l’allontanamento del minore dalla famiglia naturale. Dovendo rinunciare alla preziosa collaborazione di consulenti specializzati e mettendo in atto gli allontanamenti o gli affidamenti senza alcuna speranza circa il recupero della famiglia in crisi, gli operatori sociali finiscono per nutrire sfiducia nelle capacità rigenerative della famiglia, e mettono in atto provvedimenti sull’utenza senza possedere gli strumenti necessari al risanamento delle situazioni familiari spesso molto gravi.

Oltre alla mancanza di mezzi teorici e pratici che permettano di assistere validamente coloro che ne hanno bisogno, c’è da dire anche che gli enti pubblici locali restano spesso scollegati fra loro, quando non proprio in conflitto. Malgrado la complessità della situazione, occorre sempre tener presente che la persona, soprattutto se si tratta di un minore, ha diritto di essere rispettata nella sua dignità ed a svilupparsi in condizioni adatte. Ciò significa che agli operatori si richiede un’elevata professionalità e non prestazioni relative al solo aspetto economico. È anche impensabile contare sempre sulle forze del volontariato per la soluzione dei bisogni della popolazione.
Il minore in difficoltà o abbandonato deve, poter beneficiare dell’accoglienza presso un nucleo familiare, ricevere tutto il sostegno di cui ha bisogno, e laddove si è lavorato con scrupolo e professionalità da parte dei servizi sociali, rientrare nella propria famiglia d’origine una volta superata la crisi. Ciò comporterebbe enormi vantaggi anche per la pubblica amministrazione, che risparmierebbe in modo considerevole sul mantenimento dei minori negli istituti (compresi quelli che si occupano di cura e riabilitazione dei minori), infatti il costo giornaliero di un minore ricoverato in qualsiasi struttura di accoglienza dovrebbe variare da un minimo di 80 euro a qualche centinaio (a seconda del grado di specializzazione dell’istituto). Mentre una famiglia affidataria percepisce un contributo di soli 400 euro circa al mese. Se poi venisse finalmente agevolata la possibilità di adottare definitivamente i minori in stato di abbandono, ovviamente il costo si azzererebbe. Inoltre, si creerebbe maggiore occupazione nel nostro territorio, nel momento in cui agli assistenti sociali venissero affiancate figure professionali specializzate per la soluzione delle problematiche dei minori, delle loro famiglie, per la conduzione degli affidi eterofamiliari e delle adozioni, per la formazione del personale, operatori per il sostegno domestico delle famiglie in condizioni di disagio, e scolastico dei minori, ecc.

Di seguito elencate ci sono le azioni di politiche per la famiglia che il Movimento 5 Stelle vuole realizzare.

– Fondare dei punti di ascolto sul territorio per le famiglie in grave disagio sociale integrandoli anche con servizi legali a basso costo o gratuiti.

– Particolare attenzione nell’assegnazione alla categoria dei genitori separati degli alloggi, di prima emergenza anche solo in via temporanea.

– Monitoraggio affidi e ingressi in comunità residenziali di minori italiani e stranieri con la istituzione di un osservatorio regionale indipendente per censire i singoli casi di allontanamento a tutela e sostegno delle famiglie.

– Riconoscimento ed effettivo rispetto del diritto indisponibile dei figli di genitori separati a ricevere pariteticamente da ciascuno di essi educazione e cura.

– Istituzione di uno specifico punteggio premiale per l’accesso alle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, equiparando la sentenza di separazione o divorzio ad uno sfratto esecutivo, in caso di assegnazione di casa coniugale all’altro.

– Sostegno al reddito tramite apposito fondo regionale di nuova istituzione per genitori separati, che aiuti i papà separati a sostenere il nuovo affitto e a mantenere i figli anche in caso di perdita del lavoro e che aiuti le mamme separate ad integrare il mantenimento dei figli in caso di non corresponsione dell’assegno da parte dell’altro genitore.

– Dare sostegno alla natalità, alla maternità e alla paternità, con la istituzione di un fondo finalizzato al sostegno economico di interventi a tutela della maternità e a favore della natalità. Tale sostegno sarà utilizzabile per l’acquisto di beni e servizi per la madre e il bambino.

– Valorizzare le politiche territoriali di conciliazione dei tempi lavorativi con le esigenze familiari e le reti di imprese che offrono questo tipo di servizi ai propri dipendenti; incentivare in ogni modo la contrattazione decentrata e di secondo livello, per permettere il ricorso a strumenti innovativi di welfare aziendale volti ad accrescere il benessere del lavoratore e la competitività dell’impresa; rafforzare la presenza degli asili nido.

POLITICHE SOCIO-ASSISTENZIALI

Le reti sociali sono la prova del nove della buona amministrazione. Se le reti sociali ottengono risultati, motivano alla partecipazione i cittadini che cominceranno a trovare utile il trovarsi a discutere dei beni comuni, dal momento che sanno di essere ascoltati da chi può dare seguito alle loro istanze.

Risulta quindi necessario rivedere le norme sul Terzo Settore presenti a livello regionale per convogliare le risorse in una direzione più agevole e progettuale possibile con relativi sistemi di monitoraggio/verifica e valutazione del miglior modello territoriale avviato per una sua rilettura e diffusione, ridefinendo finanche i confini esatti della loro azione nel territorio affinché per es. il volontariato non sostituisca o tamponi più i servizi precari o inesistenti.

Occorre promuovere e incentivare progettualità innovative che agiscano per aumentare la coesione sociale e sostengano l’autodeterminazione.

Il Movimento 5 Stelle propone:

– di avviare un processo di modernizzazione delle tecnologie presenti negli enti territoriali affinché ne sostengano poi fortemente l’utilizzo di qualità sia da parte degli operatori che dei cittadini che ne devono usufruire ormai sempre di più;

– di individuare nel “bisogno” il punto focale e di partenza per tutte le politiche socio/assistenziali e nella sua soddisfazione il parametro principale nella valutazione dell’efficacia ed efficienza delle stesse;

– lo sviluppo e potenziamento di servizi basati su modelli comunitari, collocati nei normali contesti di vita, nei quali sia centrale il riferimento alla qualità di vita delle persone, senza alcun sradicamento dal territorio e dalle relazioni di origine;

– il potenziamento degli interventi a sostegno della domiciliarità in modo da consentire alle persone il diritto di scelta rispetto alla possibilità di poter continuare a vivere presso il proprio domicilio,

– la corretta applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza sociosanitaria (LEA) in merito all’assistenza semiresidenziale a disabili gravi e a quella tutelare con assicurazione e garanzia di tutti i servizi previsti (domiciliari, diurni e residenziali);

– di prevedere oneri e tariffe a carico degli utenti che siano rispettosi della vigente normativa nazionale;

– un chiaro impegno affinché l’applicazione del nuovo ISEE non determini ostacoli all’accesso ai servizi;

– il rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dal nostro Parlamento con legge 18/2009) in particolare in riferimento all’articolo 19, Vita indipendente ed inclusione nella comunità;

– la garanzia degli standard del personale socio-assistenziale, privilegiando la qualità del servizio in un equilibrio che non penalizzi i requisiti essenziali in favore esclusivamente dell’impatto economico.

POLITICHE GIOVANILI

Il Movimento 5 Stelle propone:

– di favorire la partecipazione sociale giovanile come base per l’affermazione della progettazione partecipata, strumento fondamentale per far fronte all’inadeguatezza dell’attuale livello di coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali;

– di favorire e sostenere la protezione dal disagio, ambito a cui sono riferibili i servizi sociali, quelli di prevenzione delle dipendenze, i consultori giovanili, ecc.;

– la creazione ed il mantenimento di beni e servizi specifici per i bisogni giovanili (Informagiovani, servizi informativi, scuole di formazione, CAG, consulte, sostegno all’associazionismo);

– di colmare le lacune in termini di know how per chi regolarmente si interfaccia con il mondo giovanile, in particolare per il personale amministrativo.

PARI OPPORTUNITÀ

Il MoVimento 5 Stelle è contro ogni forma di discriminazionee si adopererà in Consiglio regionale affinché vengano attuate politiche volte a rispettare i diritti di tutti, indipendentemente da genere, razza ed origine etnica, orientamento sessuale, disabilità.

Un nuovo approccio culturale rileva come la condizione di disabilità non derivi da qualità soggettive delle persone, bensì dalla relazione tra le caratteristiche delle persone e le modalità attraverso le quali la società organizza l’accesso ed il godimento di diritti, beni e servizi. Il cittadino non è solo fruitore, anzi è in primis il principale attore. Crediamo nello sviluppo e potenziamento di servizi basati su modelli comunitari, collocati nei normali contesti di vita, nei quali sia centrale il riferimento alla qualità di vita delle persone, senza alcun sradicamento dal territorio e dalle relazioni di origine. Risulta quindi necessario rivedere le norme sul Terzo Settore presenti a livello regionale per convogliare le risorse nella direzione più agevole e progettuale possibile affinché aumenti la coesione sociale e venga sostenuta l’autodeterminazione e affinché il volontariato non sostituisca o tamponi più i servizi precari o inesistenti.

– Ripensare agli organismi di parità regionale, al fine di renderli più snelli e trasparenti, nella loro azione di vigilanza contro ogni forma di discriminazione, e più efficienti ed efficaci nel proporre politiche ed iniziative per il raggiungimento di una effettiva parità di genere e nel migliorare l’integrazione economica e sociale delle persone con disabilità; (la commissione regionale viene spogliata della sua connotazione politica e partitica e viene trasformata nell’espressione delle associazioni operanti sul territorio nell’ambito delle pari opportunità).

– Finanziare i centri anti violenza e plagio sulle donne, con la creazione di un portale completo di database, come riferimento Regionale Anti Violenza.

– Misure a sostegno del lavoro negli asili nido, pubblici e familiari per dare supporto al ruolo di genitore lavoratore.

– Predisporre leggi sul Riconoscimento di famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi (Certificato di famiglia anagrafica) e sulla Registrazione del testamento biologico (Registro del testamento biologico).

– Favorire le Comunità familiari per garantire i diritti di uguaglianza e di inclusione sociale di tutti i cittadini con disabilità; (Realizzazione del Piano d’azione biennale per la disabilità).

– Preciso impegno sulla destinazione delle risorse, non più provinciali, per l’assistenza didattica domiciliare degli studenti minorati sensoriali della nostra regione.

– Riconoscimento e sostegno del lavoro usurante dei Caregiver familiari, in gran maggioranza donne, in quanto elemento della rete del welfare locale, aumentare l’importo degli assegni di cura, prevedere la contribuzione figurativa, garantire una copertura assicurativa per malattie e infortuni sul lavoro, prevederne la formazione e l’aggiornamento.

– Sostenere lo sviluppo nelle scuole di iniziative volte a diffondere la cultura della parità, decostruendo gli stereotipi di genere e formando reti di relazioni allo scopo di insegnare il “valore della differenza” alle donne e agli uomini del futuro.

– Progettare un futuro di pari opportunità finanziando la redazione di progetti e percorsi specialistici di approfondimento, premiando con borse di studio i più significativi risultati di ricerca di studentesse e studenti di Facoltà e Istituti universitari che abbiano come fine l’occupabilità sostenibile e di qualità di donne giovani o di donne escluse dal mondo del lavoro.